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WELFARE: RAPPORTO CENSIS SU LAVORO E BENESSERE

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  • On Marzo 3, 2026
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Nel 9° Rapporto Censis-Eudaimon, il Centro studi investimenti sociali evidenzia un cambiamento significativo: sempre più persone scelgono di lavorare per unazienda di cui condividono i valori, dando priorità al tempo libero e al proprio benessere, anche se altrove percepirebbero uno stipendio più alto.

È stato presentato il 9° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale che ridefinisce il valore del lavoro e certifica la priorità data a tempo e benessere.

IL NUOVO SENSO DEL LAVORO

Secondo il 55,1% dei dipendenti fare carriera non è più una priorità nella vita, mentre il 33,8% continua a considerarla importante e l’11,1% non esprime un’opinione

Il 64,7% dei lavoratori dichiara di perdere talvolta il senso del proprio lavoro, concepito solo come fonte di reddito. Ed infatti, il 44,7% degli occupati lo considera più un obbligo che una passione, mentre il 12,6% non ha un’opinione precisa al riguardo. 

Infine, il 51,1% dei dipendenti preferirebbe lavorare per un’azienda i cui valori condividono, anche se altrove percepirebbero uno stipendio più alto.

IL VALORE DEL TEMPO

L’88,2% degli occupati ritiene che avere più tempo per sé stessi e per il proprio benessere debba essere un diritto per tutti.  Inoltre, il 71,3% ritiene che le condizioni tecnologiche ed economiche attuali permettono di ridurre il tempo dedicato al lavoro, ad esempio introducendo una settimana lavorativa di quattro giorni. La quota sale all’82,8% tra i 18-34enni, al 72,9% tra i 35-49enni e al 64% tra gli over 50.

DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE

Per il 45,8% degli occupati ricevere e-mail, messaggi o telefonate al di fuori dell’orario di lavoro genera ansia. Il 43,9% ha deciso di praticare il “right to disconnect”, scegliendo di non rispondere a comunicazioni fuori dall’orario lavorativo. Resta il 49,3%  che continua a farlo, mentre il 6,8% non ha preso una decisione al riguardo. 

A non rispondere a e-mail e messaggi fuori dall’orario di lavoro è il 57,7% dei giovani, il 47,5% dei 35-49enni e il 33,7% degli over 50, a dimostrazione che questa consapevolezza cresce nelle nuove generazioni.

IL “JOB HOPPING”

Il cambio frequente di azienda, il cosiddetto “job hopping”, è considerato dal 32,5% degli occupati il metodo più efficace per ottenere retribuzioni più elevate rispetto alla fedeltà ad una singola impresa, mentre il 38% è in disaccordo e il 29,5% non ha ancora un’opinione in merito. 

PAURE CONNESSE AL LAVORO

Il 68,3% degli occupati riferisce di sperimentare forme di “fatigue”, ossia estrema stanchezza psicofisica ed emotiva legata al lavoro.

Più della metà dei lavoratori, il 54,0% , ha sofferto, almeno una volta, di ergofobia, cioè della paura di recarsi al lavoro. Infine, il 21,7% degli occupati dichiara di soffrire della sindrome dell’impostore, dubitando delle proprie competenze e dei propri successi.

SCARSITÀ DI GRATIFICAZIONI

Il 57,7% degli occupati ritiene la propria retribuzione non adeguata al lavoro che svolge, mentre il 36,1% ne è soddisfatto e il 6,2% non si esprime. 

Secondo il 55,4% dei dipendenti la propria retribuzione non consente di risparmiare, contro il 35,0% che invece riesce a farlo, e il 9,6% che non fornisce indicazioni.

Il 52,4% degli occupati non crede che il lavoro possa garantire il benessere economico nella vita, il 29,8% non è d’accordo e il 17,8% non sa.

Infine il 78,9% dei lavoratori non si sente abbastanza valorizzato nel proprio lavoro e il 62,2% non ha sufficiente autonomia.

L’ARRIVO DELL’IA

Nonostante il 36,7% degli occupati italiani utilizzi già l’IA, il 42,6% dei dipendenti teme di essere sostituito da queste tecnologie, mentre il 55,3% ritiene che i dirigenti della propria azienda ripongano maggiore fiducia nelle nuove tecnologie che nei lavoratori. 

I SOCIAL

Il 64,4% degli occupati ritiene che l’immagine di lavoro ideale diffusa sui social — fatta di libertà, viaggi e successo personale — sia fuorviante, irreale e ingannevole.

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