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LAVORO: PUBBLICATO IL 34° RAPPORTO ANNUALE ISTAT

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  • On Giugno 9, 2026
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Nell’anno del Centenario dell’Istituto Nazionale di Statistica il documento illustra, tra l’altro, le trasformazioni del mercato del lavoro analizzando occupazione, disoccupazione e retribuzioni.

È stato presentato presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati il Rapporto annuale 2026 ISTAT.

Il documento analizza l’evoluzione dello scenario macroeconomico e del sistema produttivo anche alla luce dei progressi della transizione ecologica.

Di seguito, ci concentreremo sulle trasformazioni del mercato del lavoro.

L’OCCUPAZIONE

Secondo la rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nel 2025, il numero degli occupati è aumentato dello 0,8 per cento. Pur evidenziando un rallentamento rispetto alla crescita registrata nel 2024 (+1,5 per cento) e nel 2023 (+2,1 per cento), tale incremento ha consentito di consolidare i livelli occupazionali record raggiunti nel periodo successivo alla pandemia.

Nel primo trimestre del 2026, l’occupazione è cresciuta dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente. 

Nel periodo compreso tra il quarto trimestre del 2019 e gli ultimi tre mesi del 2025, l’Italia ha registrato una crescita dell’occupazione del 4,3 per cento, una performance superiore a quella della Germania (+2,4 per cento), ma ancora distante dai risultati della Francia (+6,4 per cento) e, soprattutto, della Spagna, che, con un aumento del 12,6 per cento, si conferma l’economia più dinamica tra le quattro principali dell’UE27.

Nello stesso periodo, l’Italia si è distinta per la una drastica riduzione del numero di disoccupati (-42,6 per cento), mentre in Germania e in Francia si è registrato un aumento, pari rispettivamente al +34,5 e al +1,7 per cento. 

Nel 2025 il tasso di occupazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 62,5 per cento (62,4 per cento a marzo 2026), con un incremento di 3,5 punti percentuali rispetto alla media del 2019. Nonostante il miglioramento, il valore rimane inferiore a quello dei principali partner europei. Anche il tasso di inattività nella fascia 15-64 anni è diminuito attestandosi al 33,3 per cento rispetto al 33,4 per cento dell’anno precedente. A partire dal secondo trimestre del 2025, si è osservata un’inversione di tendenza, infatti, il tasso è tornato a crescere fino a raggiungere il 34,1 per cento nel marzo 2026.

I segnali positivi riguardano anche la componente di genere: l’occupazione è aumentata dell’1,0 per cento tra le donne (+99 mila occupate) e dello 0,6 per cento tra gli uomini (+86 mila occupati). Parallelamente, il numero dei disoccupati si è ridotto del 5,3 per cento nel complesso, con una diminuzione più accentuata tra le donne (-7,5 per cento). In media di anno, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1 per cento, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2024 e di 3,8 punti rispetto al 2019. A marzo del 2026, si è attestato al 5,2 per cento, un livello inferiore a quello della Francia (7,7 per cento) e della Spagna (10,3 per cento), ma ancora superiore a quello della Germania (4,0 per cento).

LE RETRIBUZIONI

Nel 2025, le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1 per cento, con un incremento del 3,2 nel settore privato (+3,4 nell’industria e +3,0 nei servizi) e del 2,7 per cento nella Pubblica amministrazione (PA). 

Le retribuzioni di fatto per unità di lavoro, stimate nell’ambito dei Conti economici nazionali, hanno registrato un incremento più contenuto (+2,6%), probabilmente a causa della necessità di concentrare, sui minimi contrattuali, le risorse necessarie a contrastare la significativa perdita di potere di acquisto registrata nel biennio 2022-2023. 

Nel dettaglio, le retribuzioni medie sono cresciute del 3,5 per cento nell’industria in senso stretto, del 4,7 per cento nelle costruzioni e del 2,4 per cento nei servizi. 

Nel complesso, a fronte di un’inflazione misurata dall’IPCA pari al +1,6 per cento, l’andamento delle retribuzioni ha consentito, per il secondo anno consecutivo, una riduzione del divario accumulato negli anni precedenti. Tuttavia, nel confronto internazionale rispetto al 2019, nel 2025 le retribuzioni risultano ancora inferiori in Italia (-3,5%) e in Francia (-1,8%), mentre Germania e soprattutto Spagna mostrano valori superiori (+0,7% e +4,0% rispettivamente).

Tuttavia, il ritardo nel confronto con linflazione rimane significativo: tra gennaio 2019 e fine 2025, i prezzi al consumo sono aumentati del 23,0%, mentre le retribuzioni si sono fermate al 13,2%.

Dalla fine del 2023, grazie a incrementi contrattuali in linea con lo scenario inflazionistico complessivo, si è assistito a un progressivo rafforzamento della crescita delle retribuzioni che, in concomitanza con una dinamica dei prezzi quasi costantemente sotto il 2,0 per cento, ha permesso di ridurre, a fine 2025, la perdita di potere di acquisto all’8,6 per cento della retribuzione. 

Tuttavia, le recenti pressioni al rialzo sul mercato dei beni energetici, legate al conflitto in Medio Oriente, e il conseguente aumento dell’inflazione potrebbero, a seconda della durata di tale scenario, rallentare la fase di recupero o addirittura determinare un nuovo periodo di perdita del potere di acquisto.

GLI OCCUPATI E I DISOCCUPATI 

Dopo il calo registrato tra il 2019 e il 2020, conseguente agli effetti della pandemia, il tasso di occupazione è cresciuto in modo significativo nel triennio 2021- 2023. 

Nel 2025 il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,5 per cento, superando di oltre tre punti percentuali il livello pre-pandemico.

Parallelamente, dopo una progressiva diminuzione fino al 2024 e una fase di sostanziale stabilità tra il 2024 e il 2025, il tasso di disoccupazione si attesta al 6,1 per cento, collocandosi a quasi quattro punti percentuali al di sotto del valore del 2019. Il tasso di inattività della popolazione di 15-64 anni registra invece una lieve riduzione, scendendo al 33,3 per cento rispetto al 34,3 per cento del 2019.

Nell’ultimo triennio, il divario con l’Europa si è progressivamente ridotto, sia in relazione al tasso di occupazione – che rimane comunque il più basso dell’UE27, con uno scarto di circa nove punti percentuali rispetto alla media – sia rispetto al tasso di disoccupazione, ormai allineato al valore medio dell’UE27. 

Tale riduzione ha interessato anche la disoccupazione giovanile (15-24 anni), che, tuttavia, rimane tra le più elevate nel confronto con gli altri paesi europei. Anche il tasso di inattività rimane il più alto tra i Paesi dell’UE27, con un divario di circa nove punti percentuali rispetto alla media, evidenziando una riduzione meno intensa rispetto a quella osservata a livello europeo dal 2019.

La crescita dell’occupazione in Italia è trainata soprattutto dalla componente più anziana della forza lavoro: nel 2025 gli occupati con 50 anni e più rappresentano circa il 42 per cento del totale. Tra il 2019 e il 2025, il tasso di occupazione dei 50-64enni è aumentato di oltre cinque punti percentuali, a fronte di incrementi più contenuti nella fascia centrale (+3,7 punti) e tra i giovani (+2,2 punti).

Nello stesso periodo, i divari di genere e per titolo di studio rimangono sostanzialmente invariati: la distanza tra i tassi di occupazione maschile e femminile si mantiene intorno ai 17 punti percentuali, mentre il differenziale tra i più istruiti e i meno istruiti supera i 37 punti.

QUI il Rapporto annuale 2026

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