LAVORO SU PIATTAFORME DIGITALI: OK ALLA PRESUNZIONE LEGALE DI SUBORDINAZIONE
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- On Agosto 26, 2025
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È uno dei punti centrali della direttiva europea 2024/2831, grazie alla quale non sarà più il lavoratore a dover dimostrare di essere subordinato, ma sarà la piattaforma a dover provare il contrario. Resta da capire come questa novità si integrerà con il d.lgs. n. 81/2015, che regola la materia in Italia.
È entrata in vigore il 10 luglio 2025 la legge n. 91 del 13 giugno 2025, che delega il Governo al recepimento delle direttive europee e all’attuazione di altri atti dell’Unione europea, la cosiddetta legge di delegazione europea 2024.
Al suo interno, l’art. 11 disciplina l’esercizio della delega rispetto al recepimento della direttiva (UE) 2024/2831 del 23 ottobre 2024 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al miglioramento delle condizioni lavorative sulle piattaforme digitali.
COSA PREVEDE L’ART. 11
L’articolo 11 indica i principi e i criteri direttivi generali e specifici per l’esercizio della delega funzionale al recepimento della direttiva (UE) 2024/2831.
La principale novità di quest’ultima riguarda il “principio della presunzione legale di subordinazione” che sarà assorbito apportando alla normativa vigente e, in particolare, al capo V-bis del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 (il c.d. Job Acts), le modifiche, le integrazioni e le abrogazioni necessarie al corretto ed integrale recepimento della direttiva in merito alle collaborazioni.
L’articolo 11 prevede poi:
- l’adeguamento della definizione di «piattaforma di lavoro digitale»;
- l’individuazione di procedure per verificare la corretta situazione occupazionale dei lavoratori delle piattaforme;
- la limitazione del trattamento dei dati personali mediante sistemi di monitoraggio o decisionali automatizzati da parte delle piattaforme;
- la modulazione delle tutele previdenziali dei lavoratori attraverso la riconduzione alla disciplina del lavoro autonomo o subordinato;
- la scelta delle modalità con cui le piattaforme di lavoro digitali informano i lavoratori, i loro rappresentanti e, su richiesta, le autorità nazionali competenti in merito all’uso dei sistemi di monitoraggio o decisionali automatizzati;
- la definizione delle modalità di controllo e monitoraggio per verificare la valutazione dell’impatto delle decisioni prese o sostenute dai sistemi di monitoraggio e decisionali automatizzati sui lavoratori e il riesame umano delle decisioni;
- di apportare al d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, le modifiche e le integrazioni necessarie per la tutela in materia di salute e sicurezza dei lavoratori delle piattaforme digitali, anche con riferimento alle misure di prevenzione contro la violenza e le molestie;
- l’individuazione e la regolamentazione delle modalità di distribuzione delle informazioni pertinenti al lavoro, eventualmente anche tramite l’osservatorio di cui all’articolo 47-octies del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81.
COSA PREVEDE LA DIRETTIVA UE
La direttiva 2024/2831 mira a migliorare le condizioni di lavoro sulle piattaforme digitali e a contrastare il fenomeno del lavoro autonomo fittizio. A tal fine, invita gli Stati membri a introdurre procedure efficaci per prevenire e correggere l’errata classificazione dei lavoratori, prevedendo meccanismi in grado di verificare l’esistenza di un rapporto di lavoro secondo quanto stabilito dal diritto nazionale, dai contratti collettivi o dalle prassi consolidate, tenendo conto anche della giurisprudenza della Corte di giustizia. Qualora, sulla base dei fatti, venga accertata l’esistenza di un rapporto di lavoro, i soggetti responsabili dovranno essere chiaramente individuati e tenuti a rispettare tutti gli obblighi previsti per i datori di lavoro, in conformità con il diritto dell’Unione, la normativa nazionale e i contratti collettivi applicabili.
La direttiva spiega inoltre che bisognerebbe basarsi sul principio del “primato dei fatti”, l’accertamento dell’esistenza di un rapporto di lavoro dovrebbe basarsi principalmente su elementi concreti legati all’effettiva prestazione lavorativa, inclusa la retribuzione, piuttosto che sulla qualificazione formale attribuita dalle parti, conformemente alla raccomandazione n. 198 dell’OIL (2006).
L’uso improprio della qualifica di lavoratore autonomo costituisce, infatti, una forma di falsa dichiarazione lavorativa, frequentemente collegata al lavoro sommerso. Questa pratica viene spesso utilizzata per eludere obblighi giuridici o fiscali o per creare un vantaggio competitivo rispetto alle imprese che rispettano la legge.
Considerato che il lavoro svolto tramite piattaforme digitali tende a favorire l’errata classificazione dei lavoratori come autonomi fittizi, gli Stati membri dovrebbero introdurre misure che garantiscano un supporto procedurale efficace per agevolare tali lavoratori nell’accertamento della propria reale condizione occupazionale.
LA PRESUNZIONE LEGALE DI SUBORDINAZIONE
È in questo contesto che interviene la presunzione legale di subordinazione, prevista dall’art. 5 della direttiva secondo cui:
“Si presume che il rapporto contrattuale tra una piattaforma di lavoro digitale e una persona che svolge un lavoro mediante tale piattaforma costituisca un rapporto di lavoro qualora si riscontrino fatti che indicano direzione e controllo, conformemente al diritto nazionale, ai contratti collettivi o alle prassi in vigore negli Stati membri, tenendo conto della giurisprudenza della Corte di giustizia. Se la piattaforma intende confutare la presunzione legale, spetta alla stessa dimostrare che il rapporto contrattuale in questione non è un rapporto di lavoro quale definito dal diritto, dai contratti collettivi o dalle prassi in vigore negli Stati membri, tenendo conto della giurisprudenza della Corte di giustizia”.
“L’onere della prova deve cioè gravare sulle piattaforme”.
Lo scopo della presunzione legale è affrontare e correggere efficacemente lo squilibrio di potere tra le persone che svolgono un lavoro mediante piattaforme digitali e le piattaforme stesse.
Ma affinché la presunzione legale sia realmente efficace, è necessario che la normativa nazionale consenta ai lavoratori delle piattaforme di accedervi in modo semplice e che le relative modalità applicative non finiscano per aggravare gli obblighi a loro carico.
Si ricorda inoltre che sebbene la direttiva non imponga agli Stati membri l’obbligo di applicare la presunzione legale nei procedimenti tributari, penali o di sicurezza sociale, è fondamentale che la presunzione legale sia effettivamente applicata in tutti gli Stati membri.
DA QUANDO SI APLLICA LA PRESUNZIONE LEGALE
La presunzione legale non ha effetti giuridici retroattivi e si applica esclusivamente al periodo che decorre dal 2 dicembre 2026, anche per i rapporti contrattuali instaurati prima di tale data e ancora in corso. I ricorsi riguardanti l’eventuale esistenza di un rapporto di lavoro subordinato prima di tale data e i diritti e gli obblighi ad esso connessi, dovrebbero, pertanto, essere esaminati esclusivamente alla luce della normativa dell’ Unione e nazionale in vigore fino a quel momento, inclusa la direttiva (UE) 2019/1152.

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