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SALARIO MINIMO: AUDIZIONI DEGLI ESPERTI IN COMMISSIONE LAVORO CAMERA DEPUTATI

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  • On Luglio 5, 2023
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Nel corso del mese di giugno la Commissione Lavoro, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge recanti le Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo, ha svolto le audizioni informali di docenti di diritto del Lavoro, economisti, sociologi e rappresentanti di associazioni interessate.

QUI I VIDEO CON LE AUDIZIONI DI:

Adalberto Perulli, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia; Federico Martelloni, professore associato di diritto del lavoro presso l’Università di Bologna; Michele Faioli, professore associato di diritto del lavoro presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore; Andrea Garnero, economista presso il Direttorato per l’occupazione e gli affari sociali dell’OCSE.

QUI I VIDEO CON LE AUDIZIONI DI: 

Tito Boeri, professore e direttore del dipartimento di economia presso l’Università Bocconi di Milano; Marco Barbieri, professore ordinario presso l’Università “Roma Tre”; prof. on. Cesare Damiano, presidente del centro studi associazione Lavoro & Welfare.

QUI I VIDEO CON LE AUDIZIONI DEI:

Rappresentanti di Federcasse, rappresentanti dell’associazione San Precario

di Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro presso l’Università di Roma “La Sapienza”; Alessandro Bellavista, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Università di Palermo; Donata Gottardi, professoressa ordinaria di diritto del lavoro presso l’Università di Verona.

QUI I VIDEO CON LE AUDIZIONI DI: 

Associazione Adapt, Aiwa (Associazione italiana welfare aziendale), associazione Comma2 e Forum disuguaglianze diversità; Stefano Bellomo, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Università di Roma “La Sapienza”; Carlo Pisani, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’’Università di Roma “Tor Vergata”; Vincenzo Bavaro, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Università di Bari “Aldo Moro”.

Le Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo

Le proposte di legge C. 141 (Istituzione del salario minimo legale), C. 210 (Disposizioni in materia di determinazione della retribuzione minima applicabile ai lavoratori del settore privato), C. 216 (Norme in materia di giusta retribuzione, salario minimo e rappresentanza sindacale), C. 306 (Disposizioni in materia di salario minimo e di rappresentanza delle parti sociali nella contrattazione collettiva), C. 432 (Disposizioni concernenti la determinazione della retribuzione proporzionata e sufficiente dei lavoratori) e C. 1053 (Istituzione della retribuzione oraria minima), firmatari Fratoianni, Serracchiani, Laus, Conte, Orlando, Richetti, recano le norme in attuazione dell’articolo 36 della Costituzione.

Salario minimo

Nell’ordinamento italiano, infatti, non esiste un livello minimo di retribuzione fissato per legge, ma l’articolo 36 della Costituzione riconosce il diritto per il lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Inoltre l’articolo 39 della Costituzione attribuisce ai sindacati, previa registrazione, il potere di stipulare contratti collettivi di lavoro vincolanti per la categoria cui il contratto si riferisce, e ciò da parte di una delegazione unitaria di tutti i sindacati registrati, ognuno rappresentato in proporzione ai propri iscritti. Ma la mancata attuazione di questa previsione costituzionale ha determinato due criticità: la mancata estensione nei confronti di tutti i lavoratori della stessa categoria della efficacia dei contratti collettivi e una eccessiva proliferazione degli stessi.

La direttiva europea 2022/2041

Le relazioni illustrative di quattro delle sei proposte di legge (A.C. 141, A.C. 210, A.C. 306 e A.C. 1053) fanno espresso riferimento alla recente direttiva (UE) 2022/2041 del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 ottobre 2022 relativa a salari minimi adeguati nell’Unione europea, che deve essere recepita dagli Stati membri, fra cui l’Italia, entro il 14 novembre 2024. La pdl C. 1053 richiama la direttiva, oltre che nella relazione illustrativa, anche nell’articolo 1.

La direttiva non configura l’obbligo per gli Stati membri di introdurre un salario minimo legale, se la formazione dei salari è garantita esclusivamente tramite contratti collettivi, né quello di dichiarare un contratto collettivo universalmente applicabile.

Il salario minimo può essere stabilito per legge (salario minimo legale), dalla contrattazione collettiva, o dalla combinazione della fonte normativa con la contrattazione collettiva. Attualmente, il salario minimo esiste in tutti gli Stati membri dell’UE: in 21 Paesi attraverso salari minimi legali, in 6 Stati membri (Danimarca, Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia) attraverso i contratti collettivi. Quindi obiettivo della direttiva non è definire un salario minimo unico per tutti gli Stati ma garantire l’adeguatezza dei salari minimi e condizioni di vita e di lavoro dignitose per i lavoratori europei. 

La direttiva interviene principalmente nei seguenti ambiti:

  • adeguatezza dei salari minimi legali
  • promozione della contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari;
  • accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo;
  • istituzione di un sistema di monitoraggio. 

La direttiva chiede agli Stati membri in cui sono previsti salari minimi legali di istituire le necessarie procedure per la loro determinazione ed il loro aggiornamento, sulla base di criteri che ne assicurino l’adeguatezza.

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