Giurisprudenza delle Corti superiori – Licenziamento del lavoratore assunto con contatto a tutele crescenti (nel regime del c.d. Jobs Act): illegittimità per “insussistenza del fatto giuridico” contestato e tutela reintegratoria.

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 12174/2019, pronunziandosi sull’applicazione dell’art. 3 d. lgs. n. 23/2015 (c.d. Jobs Act), nell’accogliere il ricorso contro la sentenza di merito, statuisce che il lavoratore cui sia stato intimato un licenziamento disciplinare ha diritto alla tutela reintegratoria non solo laddove il giudice accerti che il fatto a lui contestato sia “insussistente” dal punto di vista materiale, ma anche laddove, pur in presenza di un fatto a lui pacificamente addebitabile, questo non sia apprezzabile dal punto di vista della rilevanza (o della sufficiente gravità) disciplinare.
In tal modo, il collegio conferma l’orientamento restrittivo sulla nuova disciplina del licenziamento applicabile ai lavoratori in regime di “contratto a tutele crescenti” già emerso in giurisprudenza con riferimento all’art. 18, comma 4, l. n. 300/1970 (nel testo modificato dalla l. n. 92/2012: c.d. “riforma Fornero”).
Specifica a tal proposito il collegio che la diversa (e più puntuale) formulazione testuale dell’art. 3 del Jobs Act (ove parla di insussistenza del “fatto materiale contestato” e non, come l’art. 18, comma 4 Statuto lav., di insussistenza del “fatto contestato”) non incida sullo schema interpretativo, che rimane quello privilegiato dalla giurisprudenza nel vigore dell’art. 18 Statuto lav. come modificato dalla “riforma Fornero”.
Sicché anche in presenza di un “fatto materiale” incontestato, il giudice deve vagliare la rilevanza disciplinare dello stesso e, in caso di insussistenza, dichiarare l’illegittimità del recesso datoriale, con conseguente reinteavvocati-associati.eu/…/sentenza-Corte-Cass.-n.-12174-2019.pdfgra del lavoratore nel posto di lavoro.

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